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Sintesi Viaggio | Sintesi Viaggio |
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| Scritto da Alessandro Dinon | |
| venerdì 05 settembre 2008 | |
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L’Alaska, il Canada, sono nomi che evocano una distanza leggendaria. Ad un italiano come a qualsiasi altro cittadino europeo questi territori possono apparire più mitici che reali.
Nel 1898 in Alaska partiva la sfrenata caccia all’oro, per molti a bordo di carri trainati da cavalli per altri semplicemente a piedi. Centodieci anni dopo la mia avventura parte da lì, a bordo di una motocicletta, non alla ricerca dell’oro che quasi sicuramente non c’è più, ma semplicemente per esplorare un territorio per molti noto soltanto grazie ai racconti di Jack London. Un viaggio di 16.000 chilometri con due obiettivi principali: raggiungere il punto (transitabile da un veicolo a due o più ruote) più estremo dell’Alaska e scendere giù sino alle terre rosse dell’Arizona nella zona della Monument Valley.
Lascio Vancouver nella Columbia Britannica dopo aver ritirato la moto,
spedita qualche giorno prima via aereo da Monaco di Baviera, ed inizio
la mia ascesa verso Nord. Ho lavorato a questo progetto per sette
lunghi mesi, e ogni sera guardavo la mappa per capire quale potesse
essere la rotta migliore, quella che mi avrebbe offerto maggiori
emozioni, gli scenari migliori.
Per trovare il meglio dovevo
inevitabilmente lasciare le classiche rotte turistiche, abbandonare le
noiose highway per delle isolate strade sterrate. A dire il vero in
Canada come in Alaska non è poi così difficile trovare una strada non
asfalta, e quasi tutti sono dotati di potenti fuoristrada in grado di
percorrere strade in qualsiasi condizioni. La mia però è una moto, che
a pieno carico pesa in totale circa 450 chili, e quando il fondo inizia
essere scivoloso o particolarmente sconnesso non è poi così facile
governarla. Ogni singolo giorno è scandito da una tappa che segna in
modo indelebile i miei ricordi, i paesaggi sono delle cartoline viventi
e solo la creativa ed esperta mano di un’artista potrebbe ritrarre
questi momenti.
Attraverso tutta la British Columbia in un susseguirsi
impressionante di cambiamenti climatici e di paesaggi. A Nord, al
confine con l’Alaska, le nevi perenni ammantano le vette delle catene
parallele alle Montagne Rocciose, mentre in altre aree del centro
esistono frammenti di zone desertiche dove la temperatura a luglio
raggiunge i 37/40 °C. Entro in Alaska, dopo aver percorso la famosa
Alaska highway, una sorta di superstrada panoramica, accompagnato da un
leggera ma fitta pioggerellina. Il repentino cambiamento climatico è
una caratteristica di questa zona, come i suoi abitanti: le zanzare! ce
ne sono a milioni.
Passato il Circolo Polare Artico il paesaggio inizia
pian piano a cambiare e la taiga viene sostituita dalla tundra. I
pendii sono spazzati spesso dal vento che giunge dal grande Nord, e
ogni qualvolta che scollino vengo invaso da un odore di salmastro. La
vista del Mar Glaciale Articolo o “Arctic Ocean” come lo chiamano gli
alaskani, decreta il raggiungimento del mio primo obiettivo: Prudohoe
Bay. Negli ultimi due giorni ho percorso 1500 chilometri su una delle
più terribili e temibili strade sterrate dell’Alaska: la Dalton
Highway.
Da qui inizia la discesa, verso sud, verso le calde terre
dell’Arizona. A cavallo delle Montagne Rocciose, attraversando le
regioni canadesi dello Yukon, dell’Alberta, il Parco Nazionale di
Jasper con i suoi boschi, con i suoi laghi, forse uno degli scenari più
belli e selvaggi di tutte le Rockies, raggiungo, per mezzo della
highway 93 (una delle più panoramiche dell’intero territorio), la
frontiera con gli Stati Uniti. In non più di trenta minuti faccio
ingresso nel Montana, terra di cow boys, dei rodeo, degli allevamenti
di bestiame. Man mano che avanzo sento sempre di più la mancanza delle
strade isolate del Canada e dell’Alaska, sento la mancanza della
cordialità delle gente di quelle zone, mi manca la solidarietà che ogni
persona sulla strada, che sia ciclista o camionista, dimostra nei
confronti di chi viaggia, di chi è “on the road”.
Percorrendo la
Interstate 70, che presto inizio ad odiare a causa del suo traffico
“pesante” fatto di enormi camion, attraverso tutto lo Utah e una volta
uscito a Cedar City mi dirigo verso Bryce Park. In realtà la mia prima
destinazione doveva essere il North Rim di Grand Canyon, ma una coppia
di motociclisti di Montreal mi suggerisce questo fuori programma. Devo
ringraziarli per il prezioso consiglio perché lo scenario che mi si
para davanti una volta entrato nel parco è davvero unico.
Da un
profondo anfiteatro, impropriamente denominato canyon, affiorano enormi
sculture dall’intensa colorazione rossa a forma di candela, denominate
hoodoos, prodotte dall'erosione delle rocce sedimentarie fluviali e
lacustri, erosione dovuta all'azione di acque, vento e ghiaccio.
L’originalità del Bryce National Park placa il mio entusiasmo iniziale
una volta giunto nel Grand Canyon. Qui quello che stupisce è
decisamente la vastità del paesaggio, la maestosa profondità dei
canyon. Il tempo però stringe e prima della Monument Valley ho ancora
circa 200 chilometri.
Inizio la discesa e con una certa rapidità compio
uno dislivello di circa 2400 metri, con una temperatura che cresce
vertiginosamente per fermarsi a 40 °C. Mi sembra di essere entrato in
un forno. Cerco refrigerio bagnando il mio BUFF, e per fortuna il mio
abbigliamento tecnico riesce a dissipare bene il calore e garantirmi in
ordine di marcia una discreta ventilazione. La Monument Valley è
un’icona degli Stati Uniti e la strada per raggiungerla è altrettanto
famosa: segue un percorso rettilineo in leggera discesa che dà al
viaggiatore l'impressione di calarsi all'interno della valle.
La
caratteristica del territorio sono le guglie dette butte o mesas.
Questi edifici naturali formati da roccia e sabbia hanno la forma di
torri dal colore rossastro con la sommità piatta più o meno
orizzontale. La cosa che impressiona di più è la loro precisa
collocazione. Sembra come se qualcuno avesse deciso di metterli li,
perché noi comuni mortali potessimo ammirarli e fotografarli.
La mia
avventura si conclude sostanzialmente nella terra dei Navajo (gli
abitanti della Monument Valley), ora non mi resta che imboccare la
Interstate 80 verso Toronto per fare rientro in Italia. Da domani si
inizia a pensare alla prossima di avventura!
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 29 settembre 2008 ) |
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